Il Carnevale di Termini Imerese è un viaggio nel tempo, tra leggenda, storia e tradizioni che affondano le radici nei riti pagani e nei baccanali che precedevano la Quaresima. Al centro di questo mondo colorato e misterioso ci sono loro: le maschere dei “Nanni”, le antiche maschere in cartapesta di due arzilli vecchietti che ogni anno accendono l’immaginazione della città e dei suoi visitatori.
U Nannu: il Carnevale che prende vita
U Nannu è piccolo, rubicondo e sempre allegro, simbolo della spensieratezza che caratterizza il Carnevale. Ma dietro la sua allegria si cela un significato più profondo: il Martedì Grasso, il vecchietto viene bruciato in un rito di purificazione, “a bruciatina” che segna la fine dei festeggiamenti e l’inizio della Quaresima. I coriandoli e i confetti che lanciava diventano così simboli dell’eccesso e dell’euforia, destinati a svanire nel fuoco.
Indossare la maschera di “U Nannu” non è un compito da poco. È un privilegio riservato a una vera e propria casta: cittadini uomini devono seguire un percorso di preparazione rigoroso, rispettando regole precise prima di potersi calare nei panni del vecchietto carnevalesco. Nessuna donna ha mai vestito questo ruolo, aggiungendo un alone di mistero alla tradizione.
A Nanna: l’eredità della riflessione
Quando il Nannu muore nel fuoco rituale, il suo posto viene preso da “A Nanna”, figura femminile magra e allampanata, “sicca e longa” come la Quaresima che simboleggia. A Nanna porta con sé il peso della riflessione e della penitenza, ma allo stesso tempo simboleggia fertilità, rinascita e abbondanza, anticipando la primavera. La sua figura ricorda tradizioni popolari simili, come la Befana o la “Vecchia” delle Madonie, custodi di doni e speranza.
U Nutaru Menzapinna: l’alter ego del Nannu
Accanto ai Nannu c’è il “Nutaru Menzapinna”, il suo alter ego e la sua coscienza critica. Durante la “bruciatina”, è lui a raccogliere le ultime volontà del vecchietto, vestito con giacca di velluto nero, gilet grigio, basco e un eccentrico fazzoletto fucsia che spunta dal taschino. Figura borghese e raffinata, il Nutaru resta protagonista della festa, ricordando al pubblico che dietro la maschera del divertimento c’è sempre un filo di storia e tradizione.
Un Carnevale con radici lontane
La storia delle maschere dei Nanni è legata a famiglie provenienti da Napoli, i cosiddetti “Napuliti”, che portarono a Termini Imerese le loro tradizioni. Da allora, la città ha fatto proprie queste figure, trasformandole nel simbolo di un Carnevale unico, che ogni anno anima le strade con carri allegorici, gruppi mascherati e una gioia che coinvolge migliaia di persone.
Oggi le maschere originali sono custodite come un tesoro dalla famiglia La Rocca, che le ha acquistate alla fine degli anni Quaranta. Ogni anno, le concedono all’Amministrazione Comunale, permettendo alla festa di rivivere in tutta la sua magia.










