PREMIAZIONE 2016

1"Navigando con Chupa Chupa" di Cirà e Crivello.
2 "Sono tra noi" di Mario Giuca.
3"Masha e Orso per la pace"                                            "Il re del Carnevale" 

Altri carri:  "U nannu ca nanna" di Scalisi Michele.

GRUPPI MASCHERATI

Mariachi Band, I pasticci all'italiana, A' mari semu, La Favola di Pinokkio, U mancia mancia.

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L’etnologo Giuseppe Pitrè, considera la maschera della Nanna come un fatto isolato, capriccioso, non tradizionale, una recente “creazione di cattivo gusto che in Sicilia non ha nessun fondamento”. Non è di questo parere il folclorista Paolo Toschi, il quale dimostra anzitutto che la presenza di un personaggio femminile accanto al carnevale è diffusa su vasta area, e poi conclude che “moglie, antagonista o alter ego femminile del carnevale, la Vecchia ha importanza non meno del carnevale stesso”. A tale scopo il Toschi, fra le molteplici forme in cui questa Vecchia è rappresentata nelle varie Regioni, distingue due tipi fondamentali: la Vecchia magra e allampanata, che s’identifica con la Quaresima e rappresenta il carnevale termitano, e quella gigantesca, adorna e ripiena di frutta e di salsicce, che ha quindi un significato propiziatorio di fecondità e di abbondanza, accostandosi alla figura della Befana. In questi due tipi fondamentali il Toschi scorge i due principali aspetti del rito: quello di eliminazione del male, col segnare o bruciare il fantoccio, e quella di propiziazione della fecondità e dell’abbondanza, con la distribuzione di arance, nocciole, confetti, monete ecc.; La Nanna è magra, di buona altezza, si presenta con un abito in rosa e grigio accostato a un cappello ornato con i fiori e a un foulard, mutandoni e reggiseno per l’intimo; anche questo costume fu realizzato dalle sorelle Adelfio.

all’età del rame e del bronzo. La mitologia narra l’arcaica presenza di una struttura termale in cui l’eroico Ercole venne a ritemprarsi. La successiva evoluzione storica del territorio avvenne con l’insediamento della città di Himera; fondata intorno al 648 a.C. dai Zanclei, fu distrutta nel 409 a.C. dai Cartaginesi, che ne impedirono la ricostruzione. Parte dei suoi abitanti si trasferirono nella vicina Terme già nota per le acque termali e alla popolazione indigena locale si sovrappose gente di origine greca e le due stirpi si fusero in un’unica popolazione. Dopo la prima guerra punica e con l’acquisizione del dominio della Sicilia da parte dei romani, Termini Imerese, che nel mentre era sicuramente divenuta un centro di notevole importanza, gode un periodo di prosperità che culminerà nei primi due secoli d.C. con la nomina a Colonia, titolo che la equiparava alle città di fondazione romana, arrivando addirittura a ottenere la denominazione di “Splendissima” appellativo che l’accompagnerà nei secoli successivi. L’importanza del luogo, viene rafforzata da imponenti fortificazioni che ne fanno una sicura roccaforte costiera e quindi un naturale nodo commerciale tra i vicini centri agricoli e le terre oltremare. Prosperità e grandezza, la città si amplia attorno alla rocca fortificata sull’altipiano e verso il mare, mura e torri la difendono, pregiati manufatti l’abbelliscono. Ricca di Ville, templi, case nobiliari, grandiose strutture termali, un notevole anfiteatro e infine l’acquedotto Cornelio, un mirabile esempio dell’avanzata tecnologia romana.

Negli ultimi anni il testamento viene letto da parte di un nuovo personaggio, il “notaro Menzapinna”, personaggio ideato dalla fantasia dello studioso Nando Cimino, autore anche del testo del testamento, la maschera inoltre prende le sembianze dello stesso ideatore, grazie alla caricatura in cartapesta creata dagli abili maestri. L’originale nome deriva dal fatto che, nel redigere gli atti, per svogliatezza o per errore, spesso lasciava incompiute le parole suscitando l’ilarità dei suoi clienti che così prendendo spunto anche da maldicenze di tutt’altro genere, avevano iniziato a chiamarlo con questo simpatico appellativo. Di seguito propongo un accenno tratto dai testamenti del 1948 e del più vicino 2013: Testamento 1948
… e a Totò Cuffaru, barberi di finizza, ci lassu lu diploma ca curnici di sasizza. Ancora mi ricordu di qualcunu di la chiazza ci lassu li me valigi a Ninu Malarazza. A Fifì Di Cola amici veramenti, ci lassu lu flacchi e li me pinnenti. All’intimu niputi miu Di Vittoriu lu spiazali ci lassu cu piaciri lu purmuni e u ficatali. Testamento 2013
Pi farini addivertiri puru ddoppu carnalivari fra n’autra simana ni portinu a vutari; ammia st’elezioni mi pari na babbiata, tantu gira e vota a stissa è la sunata. Ca vi scalinu li tassi picciotti un ci pinzati, ca a chiacchiri e paroli ggià semu abituati; vonnu ora lu votu facennu li nnucenti, poi pigghinu pu culu lu populu e li santi!.

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